Rosa d’Egitto

A proposito di “Rosa d’Egitto”-  testo di Bibi Trabucchi

Caro Gerardo, non immaginavo davvero di incontrare un…alchimista del XXI secolo!!           Un incendio, una misteriosa pietra e un viaggio alla ricerca di una apparizione. Il tutto accompagnato da segni, pittogrammi, alfabeti misteriosi, segni criptografici, e numeri simbolici. Insomma è come ripercorrere il sogno, quello inseguito dagli alchimisti sulla possibilità di dare vita in noi stessi a un’opera di autentica trasformazione. E se ci fossero dubbi anche il nome che hai scelto per il protagonista,  quello di Ruggero, non è forse lo stesso di Bacone, doctor mirabilis del XIII secolo? Sarà forse perché, forte della tua lunga esperienza di incisore, sei solito alle frequentazioni con i metalli e la loro trasformazione!  Per non parlare poi dello scenario che hai scelto per questo romanzo. Una Roma, città che fu  ammaliata da Iside e dai culti esotici,Rosa d’Egitto e così il protagonista si muove dall’obelisco di piazza del Popolo al Pantheon ponendo interrogativi e dubbi sul percorso da seguire al suo lettore con un linguaggio spesso in codice, enigmatico e simbolico sempre tra pensiero e sogno. André Breton affermava che “la pietra filosofale è ciò che permette all’immaginazione dell’uomo di prendere una rivalsa sulle cose”. E che vittoria quella di condurci sulla strada dell’insolito! Così se l’alchimia è un’arte operativa, fatta di lavoro ai fornelli, di pinze, crogioli, conoscenza e teorie filosofiche, anche il nostro Ruggero vede nella “Rosa d’Egitto” non solo una pietra ma uno strumento  di trasformazione della sua vita.  Sul suo cammino incontra il magistrato, il senatore Capocroce,  lo scalpellino, il Vecchio Taldei Tali, Viking e il matematico.. che lo avvieranno sulla “…ricerca del metodo” un modo per sopravvivere alla banalità del quotidiano!  “ …Eros è il numero uno e da lui Tutto discende…”  scrivi senza timori che la ricerca di una apparizione possa spiazzare il lettore! E’ la tua ricerca, quella necessaria per ogni artista per vivere. In Cina, dicono che il saggio taoista Liun-Hsiang fallì nell’impresa di ottenere l’oro per mancanza di preparazione spirituale. E di sicuro è coraggioso mettersi alla scoperta della  “caverna del cuore”,  considerata l’uovo filosofico.  Grazie per averci condotto in questo percorso singolare. Un viaggio che unisce Oriente e Occidente senza conflitti ma con un unico scopo, quello della conoscenza!    Bibi  – Roma  luglio 2009

 

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