History of Villa Dei Romani

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Vivevamo nel cuore di Roma, tra le colonne del tempio di Giunone a casa e sulle basi del tempio di Giove a studio. In quei decenni c’erano continui fremiti di cambiamenti politici e sociali, come spesso avveniva da dopo l’Unità d’Italia. Vivevamo tra il fervore delle attività creative e il lavoro di stampatori per molti artisti di fama. Un giorno del luglio 1981 con Rita decidemmo di cercare un posto asciutto, luminoso e aperto. scuola-stamperia maria rita di stefano e gerardo lo russo -via f 001  dato che il locale della scuola-stamperia di via del Foro Piscario 36 (Portico d’Ottavia) era prevalentemente umido, buio e chiuso. scuola stamperia gerardo lo russo via foro piscario 36 roma 001 scuola-stamperia gerardo lo russo - via foro piscario 36 roma 001  pino01zac 3 Lo pativa anche Pino Zac (1975) mentre incideva e disegnava i “Quaderni del Sale” poi diventato “Il Male”. La scuola-stamperia era frequentata da artisti delle arti figurative e da professionisti del cinema e della grafica pubblicitaria. Era quella un’epoca di grande rilevanza per le tecniche di incisione che affascinavano tutti i settori della vita artistica e del mercato, quasi come se preannunziassero la prossima fine di se stesse. Infatti, nel frattempo stava nascendo il computer e conseguentemente c’era un rimescolamento delle tecniche e delle metodologie del fare arte con i segni. Nella scuola-stamperia nacque l’associazione AIGA, con la quale si organizzavano dibattiti, mostre e confronti sulla straordinaria epoca che vedeva il passaggio della grafica della manualità tradizionale a quella della digitazione.

Arrivati che fummo a Montecelio, grazie all’indicazione di Sante Monachesi, scoprimmo la collina di Carcibove su cui svettava solitario un vecchio casolare che ricordava la Taverna delle Noci al Serro Molino dove ero nato, ovvero, l’antica Villa Trevici sita in Vallesaccarda AV, di cui parla Orazio nella V satira 50 val 010   vallesaccarda La sommità di “Carcibove” (da cacciare/pascolare i buoi in dialetto monticellese) era allora un luogo desolato, brullo e poco ospitale. Il vivere frugale delle famiglie dei pastori, la conseguente necessità di disporre di solo prato per il pascolo a dispetto delle piante, la costruzione di baracche basse contornate dai fili spinati per dividersi gli spazi, la rendevano un luogo spettrale, ma intensamente pieno di luce e di respiro visivo. Un incanto naturale alle porte di Roma che ci convinse a trasferirci dal centro alla periferia. Dopo qualche anno di adattamento e visto che poco lontano sul dirimpettaio monte Albano c’era l’ex convento del San Michele, semidistrutto  dall’incuria secolare, proponemmo pubblicamente di riutilizzarlo e di trasferirvi i corsi di Grafica d’Arte da Roma in Provincia.  san michele 1985 scuola-stamperia gerardo lo russo-via foro piscario-roma 001  acuola-stamperia gerardo lo russo-san michele montecelio - roma 001Seguirono molte prove di coinvolgimento di artisti ed intellettuali attraverso la promozione del relativo convegno “Dal Bulino al Computer” del 5.5.1985 da cui nacque il progetto di far nascere l’Istituto Montecelio, ente superiore per la comunicazione pubblica, formalizzato con L.R 1989. Nel comitato scientifico didattico vi figuravano Giulio Carlo Argan, Guido Strazza, Jean Pierre Velly, Massimo Pistone, Stefano Salvi, Manfredo Massironi. L’Istituto Montecelio, altamente innovativo rispetto alla didattica accademica tradizionale, ebbe docenti di primo piano appartenenti al mondo della grafica e della comunicazione e praticò quelle esperienze che poi furono adottate in molte facoltà universitarie ed accademie italiane.

scuola stamperia x istituto montecelio 002rass. stampa b 001

Chiusa quella parentesi dopo  anni di intensa partecipazione, nel 2002 aprimmo l’agriturismo “Carcibove” sull’omonima collina. logo Non era il nostro ruolo professionale, ma faceva pena vedere la collina carente di cure mentre era minacciata da continui incendi estivi. Pensammo che l’agriturismo potesse promuovere il processo di interazione tra Arte e Natura, salvaguardando le cose belle del paesaggio circostante. Nel frattempo venimmo a scoprire che l’antico nome del casolare era stato “Villa de’ Romani”, cosiddetto perché era stato costruito da tal Anselmo dell’omonima famiglia nel 1600, periodo che vedeva risiedere da queste parti Federico Cesi con i suoi amici dell’Accademia dei Lincei. Nei secoli successivi venne registrato sulle mappe catastali come “Casale Monti” e nei primi decenni del 1900 come “Casa Marconi” in omaggio allo scienziato che quivi sperimentava le frequenze radio per la torre di controllo del sottostante primo aeroporto d’Italia. Intanto, due importanti novità erano sopravvenute: Guidonia si era gemellata con Cape Canaveral (1987) ed era stata ritrovato in zona il famoso complesso scultoreo della Triade.

Cosicché, nel 2006 come assessore del Comune di Guidonia Montecelio, proposi di utilizzare il logo per le attività culturali e sociali contenente la silhouette della Triade, i Monti Cornicolani, il font anni ‘3o  relativa alla nascita di Guidonia e una lastra di travertino.

Logo Guidonia: la Triade – Monti Cornicolani – scritta anni trenta – lastra travertino

Gli Dei romani della Triade mi suggerivano che le idee di allora essendo eterne possono assurgere a simbolo anche oggi, cosicché maturava la consapevolezza di utilizzare quel logo riformulato per promuovere i Saperi dell’Arte. Cosa sono i Saperi dell’Arte? Le tecniche, le metodologie e tutto quanto si insegna per poter produrre Arte e fare le cose fatte bene. L’esperienza come Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma (2007/13),  la crisi economica in corso ed i viaggi all’estero mi hanno suggerito di valorizzare i Saperi dell’Arte come ipotesi di trasformare la cultura in una vera industria produttiva tipicamente italiana. Il ragionamento è semplice: tutti al mondo riconoscono all’Italia una ricchezza straordinaria di opere d’arte: Dicono che sia il nostro oro o petrolio, ma non si traduce in banca. Infatti il turismo generato dalle solo opere d’arte non è sufficiente a incrementare le risorse necessarie al Paese. Allora, mi sono domandato se non sia il caso di promuovere un altro tipo di turismo culturale che vada oltre la visita di utenti stranieri per poche decine di giorni. Vale a dire la iscrizione di studenti stranieri alle istituzioni italiani in cui si insegnano i Saperi dell’Arte. Ogni tre studenti , solo di vitto ed alloggio, introdurrebbe tante risorse economiche da poter offrire un posto di lavoro ai nostri giovani a costo zero sia al Nord che al Sud del Paese. Già, perché siamo pieni di città d’arte su tutto il territorio e basterebbe riformare e riorganizzare le attività delle istituzioni didattiche sia pubbliche che private per poter ospitare anche milioni di studenti, per esempio di Cina, Brasile, India.

fotocena4  Dopo vani tentativi di promuovere l’idea presso organi politici ed istituzionali, Francesco Siniscalchi ci suggeriva di fondare un’apposita associazione onlus per iniziare in piccolo a dare l’esempio. Nasce così “Villa Dei Romani” (2013)   foto da drone3 “Arte E’ Creare Nuova Vita nella Bellezza” Diotima